Chiarezza

Nello scompartimento di un treno.

“Si, è una grande azienda, anche mia moglie ha lavorato lì fino a qualche anno fa”

“Sposato quindi”

“Si, ma separato… separato in casa”

“Ah… e sua moglie lo sa?”

“Si, credo di si, … almeno penso lo abbia capito”

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Storie di ordinaria realtà

Un uomo incontrato in rete, uno di cui non si sa nulla, uno uscito da una chat di incontri. Buon conversatore, educato, ben vestito, galante e, soprattutto, paga sempre lui: al ristorante, al cinema, a teatro e ovunque si vada. E la scelta dei locali è sempre di prim’ordine.

Una bella donna appena sopra i cinquanta, un matrimonio finito alle spalle, un figlio ormai grande, un lavoro sicuro con entrate  dignitose, anche se molto al di sotto di quelle che sarebbero le aspettative della signora.

Si incontrano ed è colpo di fulmine: dopo un paio di settimane fanno già coppia fissa, in men di due mesi hanno deciso di andare a convivere e, visto che ci sono, di fare il gran passo e convolare a nozze. Breve fidanzamento, giusto il tempo necessario a sistemare qualche faccenda e a organizzare l’evento. E poi via verso la nuova vita perfetta: sembra un sogno ma è tutto vero. E chi ha detto che il Principe Azzurro non esiste e che dopo una certa età bisogna rassegnarsi? E lui, poi, è anche più giovane di lei.

Lui fa l’imprenditore, ha un’azienda che commercializza gadget e parecchi altri oggetti non precisati; i suoi contatti sono tutti d’affari e li tiene fuori dalla sua famiglia, così come gli amici, vecchie frequentazioni non più attuali che risalgono ai tempi in cui lui era uno scapolo impenitente. I  genitori sono morti da anni, un unico fratello che vive all’estero ha mandato a malapena un messaggio di auguri per le nozze. Passa molto tempo al telefono e al portatile: mail, whatsapp, messaggi e impegni di lavoro, ed è logico: lui è un uomo d’affari. La vita familiare procede a meraviglia, mai uno screzio, tutto sembra filare liscio come l’olio; e poi il week end via, gli sposini corrono a godersi il mare o la montagna  Alla moglie non interessa entrare nel mondo del marito, in fondo ha chi si prende cura di lei e tanto basta. E poi non è forse compito di un bravo e premuroso maritino tenere la sua donna fuori dalle noiose beghe quotidiane e impegnarsi a realizzare ogni suo desiderio?

Ma i sogni, anche quelli più belli, ahimè, svaniscono all’alba. L’intimità condivisa di pochi mesi comincia a mostrare di tanto in tanto qualche ombra in questa vita apparentemente perfetta. Così un giorno, forse per caso, forse per destino, forse per intuito femminile, la signora si ritrova tra le mani una carta che le lascia qualche dubbio. E siccome dubbio chiama dubbio da quel giorno comincia ad osservare più attentamente la vita del marito e a porsi quelle domande che precedentemente non l’avevano mai minimamente sfiorata. Finchè decide di chiedere spiegazioni. Lui dice ti sbagli, non è come sembra, non capisco perchè improvvisamente hai smesso di darmi fiducia, è solo una situazione momentanea. Poi esce per andare in ufficio, ma quella sera non torna e non torna nemmeno le sere successive. La signora scopre che il conto in banca è più che sotto zero, che l’azienda di cui il marito era solo un fiduciario ha un buco contabile e, dulcis in fundo, che la sua casetta è ipotecata.

Ora la signora piange e si dispera e stramaledice il destino che ha messo il furfante sulla sua strada. Ma una domanda sorge spontanea: benedetta donna, prima di dare la colpa al fato non ti sei chiesta cosa ti ha spinto a sposare quell’uomo?

 

 

 

Friends with benefits

Nell’era dell’incertezza anche dei sentimenti e dell’instabilità delle relazioni si sente spesso parlare di friends whit benefits (o più semplicemente trombamici, per chiamarli nella nostra lingua, anche se con termine meno elegante).

A quanto pare sono popolari tra i giovani maschi e le giovani femmine che non hanno ancora trovato l’anima gemella  e che ricorrono alla “friendship” per placare le tempeste ormonali che a quell’età sono all’ordine del giorno.

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Ma piacciono anche, e forse ancor di più, ai cinquantenni e dintorni che non sono approdati ad una relazione stabile o si sono ritrovati soli dopo averla avuta, per i quali il trombamico/a è un modo per rinverdire i ricordi dei bei tempi passati o per spezzare, di tanto in tanto, la noia della singletudine.

Personalmente credo all’amicizia tra uomini e donne, naturalmente a patto che non si pretenda avere le stesse caratteristiche dell’amicizia tra persone dello stesso sesso, il che, secondo me, è impossibile. Su questo genere di friends confesso però di nutrire qualche dubbio. I trombamici non sono “amici”, almeno nel senso tradizionale del termine: con gli amici veri non si va mai a letto e se ci si finisce finisce anche l’amicizia. Con i trombamici manca quell’intesa e quella comunanza di interessi che può trasformarli in una coppia; manca anche quella passione e quel trasporto dei sensi che li fa diventare amanti.

I trombamici si frequentano occasionalmente, anche se ciò può comportare il dividere una cena al ristorante o una serata a cinema o a teatro, si salutano con il bacino sulla guancia, non si mancano e non si pensano quando non si sentono ed escono (momentaneamente) dalla reciproche vite non appena varcata la soglia della porta di casa.

I trombamici spesso spariscono definitivamente dall’orizzonte appena il fulgido sole di una passione o di un sentimento condiviso li offusca tanto da metterli in ombra e relegarli nel dimenticatoio. Questo a meno che la friendship non sia solo unilaterale e per uno dei due ci sia la segreta aspettativa che si trasformi in altro.

Niente di nuovo sotto il sole, cambia il nome ma la sostanza è sempre quella: trovare qualcuno con cui consolarsi in attesa di meglio è sempre andato di moda.

I trombamici anche nei momenti di più lunga singletudine non sono mai entrati nella mia vita, certo non posso garantire per il futuro. Ma li considero un tantino tristi, una specie di adesione al motto “fare di necessità virtù”.

Mi sono chiesta, proclami entusiastici a parte che ogni tanto mi capita di sentire, c’è davvero qualcuno a cui piacciono tanto da considerarli seriamente un’alternativa ad una relazione sentimentale?