Il telefono ai tempi di internet

Ai miei tempi il telefono era una cosa seria.  Non tutti ce l’avevano, e quando c’era in casa  lo si usava con cautela e solo per le comunicazioni importanti. Il primo apparecchio di cui ho memoria era un pesantissimo telefono nero appeso al muro con il  disco che quando si infilava l’indice per comporre il numero produceva un caratteristico rumore che creava un’atmosfera di solennità e suspance. C’erano ancora i posti telefonici pubblici e le cabine telefoniche e i gettoni color rame con una scanalatura da una parte e due dall’altra che, alla fine, venivano utilizzati anche al supermercato per pagare gli spiccioli della spesa o dare il resto.

C’erano le linee singole e duplex, che quando il tuo vicino di casa telefonava  tu alzavi la cornetta e il telefono faceva tut-tut-tut e non lo potevi usare finché quello non riattaccava; c’erano le chiamate interurbane che a volte richiedevano minuti interi di attesa perché non si riusciva a prendere la linea e, in tempi più remoti, c’era pure l’operatore (il centralino) che passava le telefonate fuori dal distretto.

Ma soprattutto c’erano delle regole. Ai bambini l’uso del telefono era rigorosamente vietato o consentito sotto stretto controllo e preventiva autorizzazione. E poi c’era il bon-ton, la phone-etiquette: non si telefonava a casa delle persone prima delle 8 e dopo le 21, non si facevano telefonate interminabili anche perché – ricordate? – sennò si teneva in scacco il vicino con il duplex, e poi c’era la fatidica formula quando si alzava la cornetta in risposta a uno squillo: “pronto chi parla?”. Ecco, quel pronto chi parla risolveva subito le questioni e metteva in chiaro una cosa: chi bussava alla mia porta aveva il dovere, se non altro per cortesia e buona educazione, di declinare le proprie generalità prima di dare inizio a qualsiasi conversazione.

Adesso il telefono fisso nelle case  non si usa quasi più. Quei pochi che ancora ce l’hanno e non hanno fatto la scelta di disfarsene si guardano dal diffonderne il numero se non agli anziani genitori, a qualche strettissimo parente o amicissimo di vecchia data e a volte manco a quelli. E, a sua volta, il conoscente che per contattarti chiama sul fisso è ormai un rarissimo reperto archeologico. C’è il cellulare e quello basta, anzi, è diventata quasi una sorta di maleducazione chiamare a casa. Al contrario dare il proprio numero di cellulare a qualcuno significa metterlo in linea diretta, dirgli: ecco contattami liberamente quando vuoi; telefonate, messaggi e adesso pure quel tormentone di whatsapp a tutte l’ore…

E allora chi è ancora che ci chiama magari alle nove di mattina quando stiamo frettolosamente sul punto di uscire di casa, o all’ora di pranzo o la sera quando siamo appena ritornati dall’ufficio e l’unica cosa che desideriamo è dedicarci alle nostre cose? Chi usa il telefono fisso per invadere la nostra privacy ormai sono quasi sempre ed esclusivamente loro: gli operatori dei call center e delle aziende varie che cercano di propinarci di tutto e di più: dai contratti telefonici, alle assicurazioni, a fantomatici viaggi premio, abbonamenti a riviste,  prodotti biologici, biglietti per spettacoli di beneficenza, offerte per gli invalidi e chi più ne ha più ne metta. Esordiscono chiedendo della signora Maria o del signor Giuseppe e vai tu a spiegargli che il tuo numero è privato, che non è in elenco, che è iscritto al registro delle opposizioni e per favore che lo cancellino dalle loro liste. Loro i numeri li hanno presi da uno di quei maledetti moduli che ormai compiliamo quotidianamente in quantità industriale tutte le volte che vogliamo accedere a qualsivoglia servizio, tessera, card o bene. Alla barba della crocetta che abbiamo avuto cura di apporre diligentemente sulla relativa opzione: NON ACCONSENTO all’uso dei dati per comunicazioni commerciali.

E allora come si fa a liberarsi dei disturbatori? Molto semplicemente e senza colpo ferire: basta riattaccare gentilmente la cornetta al minimo cenno di allarme. Come si faceva una volta con quegli spiriti allegri che si divertivano a fare gli scherzi al telefono.

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4 thoughts on “Il telefono ai tempi di internet

  1. Bellissimo, questo post. L’ho letto con piacere, come si legge un racconto. Hai ragione: adesso, al telefono "fisso", chiamano i disturbatori. In questo caso, riattacco, come anche da te consigliato. Addirittura, vorrei disfarmi del telefono fisso, che, tra l’altro, non funziona quasi piu (parlo della linea). Ma mia madre è ancora fissata con quel vetusto apparecchio. Che, tra l’altro, tra tase, sovrattasse, canoni fissi e via elencando costa un capitale….

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  2. Kiro: il telefono fisso ormai ce l’hanno pochi in casa e molti solo per usufruire del collegamento internet
    eicoccisonosuoi: se mai qualcuno provasse a telefonarmi alle sei di mattina so io dove lo spedirei… 😀

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  3. Ho il fisso ed il principe lo usa regolarmente, così da non esaurire il suo credito (quello lo paga lui) ed è abilissimo a disfarsi dei disturbatori. Senza cuore, lui. Io rispondo sempre un cortese "non mi interessa, grazie".
    Mi è capitato anche "buongiorno Clinica chirugica…" e all’altro lato mi hanno risposto "non ci interessa nulla grazie" "è l’ospedale, non aspettava un appuntamento?" 
     
     

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