Tre motti

CB2+2T150

Può sembrare sciocco ma mi ritrovo in questi luoghi comuni:

2 + 2 = 4

tutto è bene quel che finisce bene

non tutto è come sembra

Sarà banale, ma queste perle di saggezza popolare, secondo me, hanno un loro perché.

 

Il viaggio

treno1

Dopo qualche scossone e molte soste il treno sembra essere arrivato a destinazione. Fuori il paesaggio è immerso nella nebbia; solo a tratti, guardando dal finestrino, ho intravisto di tanto in tanto qualche squarcio – prati e colline – illuminato da un debole sole, per poi tornare immediatamente ad essere sommersa dal nulla ovattato senza spazio.

Mi accorgo che qualcosa è cambiato da un lieve trambusto che avverto in lontananza, vociare e rumore di oggetti, bagagli?, spostati e appoggiati pesantemente a terra.

Lo scomparto sembra vuoto ora, anche se ricordo di aver visto una figura discreta passare di tanto in tanto tra i sedili, forse un inserviente che si assicurava che tutto filasse a dovere o magari solo un passeggero premuroso che voleva prendersi cura dei compagni di viaggio.

Mi giungono chiacchiere e brani di discorsi apparentemente senza senso e una risatina di donna soffocata, accompagnata da alcune parole bisbigliate di un uomo, anch’esse incomprensibili.

Da una folata d’aria che arriva dal corridoio capisco che è venuto il momento di alzarmi, mi guardo attorno per raccogliere le mie cose ma realizzo di non avere quasi nulla con me, solo un cappello e una vecchia borsa da viaggio con pochi oggetti personali. Non ho soldi o carte di credito, ma penso che non mi serviranno.

Nell’affacciarmi alla porta del treno vengo investita dall’aria umida: intravedo rotaie perdersi nel nulla e non riconosco il paesaggio attorno a me, non so dove sono e i pochi passeggeri si sono già dileguati. Ma so che devo scendere.