Novembre

 

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Ricordo i vetri appannati, il  fiato che usciva dalle bocche come una nuvola di fumo, ma freddo non sentivamo. Ricordo i baci, prima lievi e incerti e poi sempre più appassionati e le mani che cercavano sotto gli abiti, sfilavano le sciarpe, sollevavano maglie e camicie, stringevano la pelle calda. Ricordo corpi improvvisamente leggeri che riuscivano a farsi sottili insinuandosi tra i  sedili posteriori. Ricordo giusto il tempo di sollevare l’ampia gonna a pieghe, abbassare i collant e spostare la sottile striscia di seta che ancora ci separava per sentire i nostri umori mischiarsi in un mare infinito. E in quel mare  il tuo scivolare – inavvertitamente? – nell’orifizio inviolato, il dolore, le lacrime e poi la  sorpresa del tramutarsi del dolore in un piacere inaspettato e sempre più violento che ci coglieva insieme.

Mi appoggiavi la testa sulla schiena, ricordo, mentre mi accarezzavi le braccia e le spalle e io, con il capo reclinato sullo schienale, osservavo il nulla immersa nei miei pensieri che volavano via.  Poi ci riscuotevamo  e, passato il dito sul vetro, guardavamo fuori per scoprire che era diventato scuro. Ricordo la strada fangosa tra le foglie cadute e la corsa verso quella stanza calda e accogliente dove, accoccolati davanti al camino, uno di fronte all’altro, ci raccontavamo  storie infinite con tra le mani il calice del vino.

Io ricordo…

Autunno

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Mi è sempre piaciuto l’autunno, dolce stagione di mezzo dai colori sfumati come i sentimenti che coltiva. Stagione nella quale, per me, si sono sempre preparate, o chiuse,  grandi cose.

Eppure, il cuore mio non s’acqueta.