Il viaggio

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Dopo qualche scossone e molte soste il treno sembra essere arrivato a destinazione. Fuori il paesaggio è immerso nella nebbia; solo a tratti, guardando dal finestrino, ho intravisto di tanto in tanto qualche squarcio – prati e colline – illuminato da un debole sole, per poi tornare immediatamente ad essere sommersa dal nulla ovattato senza spazio.

Mi accorgo che qualcosa è cambiato da un lieve trambusto che avverto in lontananza, vociare e rumore di oggetti, bagagli?, spostati e appoggiati pesantemente a terra.

Lo scomparto sembra vuoto ora, anche se ricordo di aver visto una figura discreta passare di tanto in tanto tra i sedili, forse un inserviente che si assicurava che tutto filasse a dovere o magari solo un passeggero premuroso che voleva prendersi cura dei compagni di viaggio.

Mi giungono chiacchiere e brani di discorsi apparentemente senza senso e una risatina di donna soffocata, accompagnata da alcune parole bisbigliate di un uomo, anch’esse incomprensibili.

Da una folata d’aria che arriva dal corridoio capisco che è venuto il momento di alzarmi, mi guardo attorno per raccogliere le mie cose ma realizzo di non avere quasi nulla con me, solo un cappello e una vecchia borsa da viaggio con pochi oggetti personali. Non ho soldi o carte di credito, ma penso che non mi serviranno.

Nell’affacciarmi alla porta del treno vengo investita dall’aria umida: intravedo rotaie perdersi nel nulla e non riconosco il paesaggio attorno a me, non so dove sono e i pochi passeggeri si sono già dileguati. Ma so che devo scendere.

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Vita da single

“Mi sono sposato presto, non giovanissimo ma diciamo in età giusta per un matrimonio; alla fine era quello che veramente volevo: crearmi una famiglia, avere una donna a cui dare il mio amore, magari, anzi certamente, dei figli. Lo so, a guardarmi non si direbbe, non ho certo l’aspetto e i modi di chi indugia al romanticismo. Nemmeno a vent’anni. Ma quello che si mostra non è sempre quello che si è. Ero un ragazzone timido, magro, con una gran chioma di capelli ricci e tendenti al biondo e due occhi color del carbone vagamente inclinati agli angoli verso il basso, quasi a simulare uno sguardo rattristato, che piacevano tanto alle ragazze. Forse era proprio il contrasto inusuale tra quelli occhi scuri e il colore chiaro dei capelli che piaceva, o forse gli occhi piangenti, o forse il naso da dio greco, o forse i miei modi silenti, che in realtà celavano la timidezza impacciata che cercavo di mascherare con un’apparente spigliatezza. O forse i miei modi gentili, di chi cercava di piacere a tutti. Continua a leggere

Ambiguità

Sono stanca delle comunicazioni trasversali, delle cose non dette che dovrebbero essere chiare (a chi le pensa) e delle ovvietà che viceversa non lo sono. Sarebbe bello se la comunicazione fosse univoca, se quando ci si dice qualcosa non rimanesse ombra di dubbio  circa le reciproche intenzioni,  se le nostre parole rappresentassero all’altro esattamente il nostro pensiero così come noi lo formuliamo nell’intimo. Ma sembra che questo rappresenti un traguardo irraggiungibile.

Il silenzio, si dice, parla da solo. Ma è tutt’altro che vero: il silenzio è spesso carico di dubbi e domande senza risposta. Così come le parole o i gesti hanno significati assai diversi da quelli che noi attribuiamo loro. E questo senza contare che tendiamo ad attribuire  a gesti e parole i significati che più ci aggradano…

Chiarezza

Nello scompartimento di un treno.

“Si, è una grande azienda, anche mia moglie ha lavorato lì fino a qualche anno fa”

“Sposato quindi”

“Si, ma separato… separato in casa”

“Ah… e sua moglie lo sa?”

“Si, credo di si, … almeno penso lo abbia capito”

Occasioni mancate

Ti celi dietro un cinismo che ancora non comprendo se sia l’espressione di un animo arido incapace di entrare profondamente in contatto con gli altri o nasconda invece l’insicurezza e la paura di affrontare la vita e le emozioni a viso aperto e rischiare di conseguenza.

Sembra che tu veda sempre il bicchiere mezzo vuoto e abbia la necessità di sottolineare gli aspetti negativi piuttosto che parlare di quelli positivi, per pochi che siano. Quello che il tuo animo vorrebbe, le cose che desidereresti, ciò che ti fa piacere, quello che senti, bisogna intuirlo, immaginarlo a negativo rispetto a quello che esprimi.

E così avevi l’opportunità di dire qualche cosa di carino e anche questa volta l’hai persa. Peccato.