Friends with benefits

Nell’era dell’incertezza anche dei sentimenti e dell’instabilità delle relazioni si sente spesso parlare di friends whit benefits (o più semplicemente trombamici, per chiamarli nella nostra lingua, anche se con termine meno elegante).

A quanto pare sono popolari tra i giovani maschi e le giovani femmine che non hanno ancora trovato l’anima gemella  e che ricorrono alla “friendship” per placare le tempeste ormonali che a quell’età sono all’ordine del giorno.

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Ma piacciono anche, e forse ancor di più, ai cinquantenni e dintorni che non sono approdati ad una relazione stabile o si sono ritrovati soli dopo averla avuta, per i quali il trombamico/a è un modo per rinverdire i ricordi dei bei tempi passati o per spezzare, di tanto in tanto, la noia della singletudine.

Personalmente credo all’amicizia tra uomini e donne, naturalmente a patto che non si pretenda avere le stesse caratteristiche dell’amicizia tra persone dello stesso sesso, il che, secondo me, è impossibile. Su questo genere di friends confesso però di nutrire qualche dubbio. I trombamici non sono “amici”, almeno nel senso tradizionale del termine: con gli amici veri non si va mai a letto e se ci si finisce finisce anche l’amicizia. Con i trombamici manca quell’intesa e quella comunanza di interessi che può trasformarli in una coppia; manca anche quella passione e quel trasporto dei sensi che li fa diventare amanti.

I trombamici si frequentano occasionalmente, anche se ciò può comportare il dividere una cena al ristorante o una serata a cinema o a teatro, si salutano con il bacino sulla guancia, non si mancano e non si pensano quando non si sentono ed escono (momentaneamente) dalla reciproche vite non appena varcata la soglia della porta di casa.

I trombamici spesso spariscono definitivamente dall’orizzonte appena il fulgido sole di una passione o di un sentimento condiviso li offusca tanto da metterli in ombra e relegarli nel dimenticatoio. Questo a meno che la friendship non sia solo unilaterale e per uno dei due ci sia la segreta aspettativa che si trasformi in altro.

Niente di nuovo sotto il sole, cambia il nome ma la sostanza è sempre quella: trovare qualcuno con cui consolarsi in attesa di meglio è sempre andato di moda.

I trombamici anche nei momenti di più lunga singletudine non sono mai entrati nella mia vita, certo non posso garantire per il futuro. Ma li considero un tantino tristi, una specie di adesione al motto “fare di necessità virtù”.

Mi sono chiesta, proclami entusiastici a parte che ogni tanto mi capita di sentire, c’è davvero qualcuno a cui piacciono tanto da considerarli seriamente un’alternativa ad una relazione sentimentale?

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