Tre motti

CB2+2T150

Può sembrare sciocco ma mi ritrovo in questi luoghi comuni:

2 + 2 = 4

tutto è bene quel che finisce bene

non tutto è come sembra

Sarà banale, ma queste perle di saggezza popolare, secondo me, hanno un loro perché.

 

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Scheletri nell’armadio

Non voglio certo dare consigli a qualcuno o intromettermi in personalissime scelte, ma una cosa che non ho mai capito è perchè mai chi decide di aprire un blog  lo rende privato o scrive post protetti da password. Chi crea un blog su uno spazio pubblico sicuramente sa che si sta mettendo in vetrina: verranno a leggerlo potenziali visitatori del tutto sconosciuti, nascosti sotto un nick di fantasia, e che tali per lo più rimarranno anche se e quando diverranno suoi lettori o commentatori più o meno affezionati. Sa anche che in virtù dei poteri sconfinati della rete potranno giugere a lui da ogni dove, intenzionalmente o per puro caso, potranno venire a cercarlo o capitare per sbaglio o per curiosità tra le sue righe. E siccome è proprio questo che vuole, ovvero crearsi un pubblico  o degli amici virtuali per il piacere di raccontarsi e di trovare qualcuno che lo sta ad ascoltare e quindi solleticare il proprio narcisismo o magari rompere una solitudine troppo monotona o dire nell’anonimato quello che non direbbe a  viso aperto o, ancora, mostrare un’immagine ritoccata e abbellita di ciò che non è, magari suscitando anche romantiche fantasie nei lettori, ecco, per tutti questi motivi non capisco appunto a che pro mettere un lucchetto e creare un circolo privato di amici o, addirittura, di lettori di singoli post. Insomma scegliere quali, tra gli sconosciuti, verranno ammessi al proprio desco.

Per non parlare poi delle smanie di controllo sui visitatori, rese possibili da sistemi di monitoraggio ormai alla portata di tutti, innocente vezzo denotante una semplice curiosità al più venata da una punta di autocompiacimento, ma che può  virare in vere e proprie fantasie paranoiche (magari in soggetti predisposti)  su chi mai e per quali oscuri motivi si ferma ad osservare la propria vetrina. Il rimedio? La rete è un’arma potente, utilizzare con cautela. Forse è meglio non mettere in piazza tutti i fatti propri, e chi ha scheletri nell’armadio badi a tenerlo ben chiuso.


Ambiguità

Sono stanca delle comunicazioni trasversali, delle cose non dette che dovrebbero essere chiare (a chi le pensa) e delle ovvietà che viceversa non lo sono. Sarebbe bello se la comunicazione fosse univoca, se quando ci si dice qualcosa non rimanesse ombra di dubbio  circa le reciproche intenzioni,  se le nostre parole rappresentassero all’altro esattamente il nostro pensiero così come noi lo formuliamo nell’intimo. Ma sembra che questo rappresenti un traguardo irraggiungibile.

Il silenzio, si dice, parla da solo. Ma è tutt’altro che vero: il silenzio è spesso carico di dubbi e domande senza risposta. Così come le parole o i gesti hanno significati assai diversi da quelli che noi attribuiamo loro. E questo senza contare che tendiamo ad attribuire  a gesti e parole i significati che più ci aggradano…