Par Condicio

Domanda:

“condurre in modo non occasionale una relazione sessuale con un’altra persona è compatibile con una sana vita di coppia?”

Risposta:

“se a condurre la relazione è lui e se lei non sa e non sospetta nulla, si”

Altra domanda:

“e se invece è lei?”

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Scheletri nell’armadio

Non voglio certo dare consigli a qualcuno o intromettermi in personalissime scelte, ma una cosa che non ho mai capito è perchè mai chi decide di aprire un blog  lo rende privato o scrive post protetti da password. Chi crea un blog su uno spazio pubblico sicuramente sa che si sta mettendo in vetrina: verranno a leggerlo potenziali visitatori del tutto sconosciuti, nascosti sotto un nick di fantasia, e che tali per lo più rimarranno anche se e quando diverranno suoi lettori o commentatori più o meno affezionati. Sa anche che in virtù dei poteri sconfinati della rete potranno giugere a lui da ogni dove, intenzionalmente o per puro caso, potranno venire a cercarlo o capitare per sbaglio o per curiosità tra le sue righe. E siccome è proprio questo che vuole, ovvero crearsi un pubblico  o degli amici virtuali per il piacere di raccontarsi e di trovare qualcuno che lo sta ad ascoltare e quindi solleticare il proprio narcisismo o magari rompere una solitudine troppo monotona o dire nell’anonimato quello che non direbbe a  viso aperto o, ancora, mostrare un’immagine ritoccata e abbellita di ciò che non è, magari suscitando anche romantiche fantasie nei lettori, ecco, per tutti questi motivi non capisco appunto a che pro mettere un lucchetto e creare un circolo privato di amici o, addirittura, di lettori di singoli post. Insomma scegliere quali, tra gli sconosciuti, verranno ammessi al proprio desco.

Per non parlare poi delle smanie di controllo sui visitatori, rese possibili da sistemi di monitoraggio ormai alla portata di tutti, innocente vezzo denotante una semplice curiosità al più venata da una punta di autocompiacimento, ma che può  virare in vere e proprie fantasie paranoiche (magari in soggetti predisposti)  su chi mai e per quali oscuri motivi si ferma ad osservare la propria vetrina. Il rimedio? La rete è un’arma potente, utilizzare con cautela. Forse è meglio non mettere in piazza tutti i fatti propri, e chi ha scheletri nell’armadio badi a tenerlo ben chiuso.


Storie di ordinaria realtà

Un uomo incontrato in rete, uno di cui non si sa nulla, uno uscito da una chat di incontri. Buon conversatore, educato, ben vestito, galante e, soprattutto, paga sempre lui: al ristorante, al cinema, a teatro e ovunque si vada. E la scelta dei locali è sempre di prim’ordine.

Una bella donna appena sopra i cinquanta, un matrimonio finito alle spalle, un figlio ormai grande, un lavoro sicuro con entrate  dignitose, anche se molto al di sotto di quelle che sarebbero le aspettative della signora.

Si incontrano ed è colpo di fulmine: dopo un paio di settimane fanno già coppia fissa, in men di due mesi hanno deciso di andare a convivere e, visto che ci sono, di fare il gran passo e convolare a nozze. Breve fidanzamento, giusto il tempo necessario a sistemare qualche faccenda e a organizzare l’evento. E poi via verso la nuova vita perfetta: sembra un sogno ma è tutto vero. E chi ha detto che il Principe Azzurro non esiste e che dopo una certa età bisogna rassegnarsi? E lui, poi, è anche più giovane di lei.

Lui fa l’imprenditore, ha un’azienda che commercializza gadget e parecchi altri oggetti non precisati; i suoi contatti sono tutti d’affari e li tiene fuori dalla sua famiglia, così come gli amici, vecchie frequentazioni non più attuali che risalgono ai tempi in cui lui era uno scapolo impenitente. I  genitori sono morti da anni, un unico fratello che vive all’estero ha mandato a malapena un messaggio di auguri per le nozze. Passa molto tempo al telefono e al portatile: mail, whatsapp, messaggi e impegni di lavoro, ed è logico: lui è un uomo d’affari. La vita familiare procede a meraviglia, mai uno screzio, tutto sembra filare liscio come l’olio; e poi il week end via, gli sposini corrono a godersi il mare o la montagna  Alla moglie non interessa entrare nel mondo del marito, in fondo ha chi si prende cura di lei e tanto basta. E poi non è forse compito di un bravo e premuroso maritino tenere la sua donna fuori dalle noiose beghe quotidiane e impegnarsi a realizzare ogni suo desiderio?

Ma i sogni, anche quelli più belli, ahimè, svaniscono all’alba. L’intimità condivisa di pochi mesi comincia a mostrare di tanto in tanto qualche ombra in questa vita apparentemente perfetta. Così un giorno, forse per caso, forse per destino, forse per intuito femminile, la signora si ritrova tra le mani una carta che le lascia qualche dubbio. E siccome dubbio chiama dubbio da quel giorno comincia ad osservare più attentamente la vita del marito e a porsi quelle domande che precedentemente non l’avevano mai minimamente sfiorata. Finchè decide di chiedere spiegazioni. Lui dice ti sbagli, non è come sembra, non capisco perchè improvvisamente hai smesso di darmi fiducia, è solo una situazione momentanea. Poi esce per andare in ufficio, ma quella sera non torna e non torna nemmeno le sere successive. La signora scopre che il conto in banca è più che sotto zero, che l’azienda di cui il marito era solo un fiduciario ha un buco contabile e, dulcis in fundo, che la sua casetta è ipotecata.

Ora la signora piange e si dispera e stramaledice il destino che ha messo il furfante sulla sua strada. Ma una domanda sorge spontanea: benedetta donna, prima di dare la colpa al fato non ti sei chiesta cosa ti ha spinto a sposare quell’uomo?