L’erba del vicino

margherita

Evvabbhe’ che c’è carenza di materia prima, che quelli rimasti liberi dopo una certa età forse qualche problema ce l’hanno, che adesso si sono invertiti i ruoli, che le femmine sono diventate cacciatrici e i maschi prede, che l’occasione fa l’uomo, cioè la donna, ladra… evvabbhe’ tutto… ma, dico io, è proprio necessario tampinare con insistente determinazione gli uomini regolarmente e spesso felicemente ammogliati/fidanzati/accoppiati?

Genitori surrogati

bimbo cicogna

Premetto che non ho le idee chiare e una posizione ben definita. Se sia un bene in nome della battaglia per i diritti civili o un male per il mercimonio che ne scaturisce; se sia l’ennesima umiliazione della donna ridotta al rango di fattrice a pagamento mentre il bambino diventa oggetto di scambio in un mercato di nicchia. Se sia un ulteriore traguardo nell’inarrestabile progresso della società o piuttosto l’ultima frontiera della turpitudine umana. Sta di fatto che tutto questo gran vociare che si fa sulla paternità surrogata di Vendola e del suo compagno mi fa venire in mente che più la società si evolve più si complicano le relazioni interpersonali e i rapporti sociali, pretendendo ormai anche lo Stato di intervenire in vicende che dovrebbero rimanere private con il pretesto di tutelare i valori della convivenza civile organizzata o di prendersi cura di soggetti più deboli.
Che la maternità o la paternità surrogata si sia sempre praticata fin dai tempi più antichi è cosa nota: uno dei primi casi che si conosce è quello del buon Giuseppe, che proprio grazie a un provvido intervento giunto dall’alto, divenne padre di un figlio che non aveva concepito. Anche il Patriarca Abramo, in fondo, si può elencare nel novero dei casi: pare che Lot non avendogli partorito una discendenza gli abbia dato in sposa la propria giovane serva, affinché compisse ciò che lei non aveva potuto. Sappiamo oggi che la sterilità di una coppia è più spesso imputabile al maschio che non alla femmina sicché sarebbe anche lecito ipotizzare che Isacco fosse in realtà il frutto dell’unione della giovane serva con qualche coetaneo, piuttosto che della fertilità tardivamente ritrovata dei due anziani coniugi che si sarebbero invece limitati ad adottarlo. Non è forse vero che l’autore dei Promessi Sposi era figlio di Giovanni Verri e non del legittimo marito della propria madre? E fatti di cronaca più recenti non hanno forse svelato a un uomo che credevasi padre di aver invece cresciuto il figlio generato da una gravidanza dovuta ad una relazione extraconiugale tenuta occulta per oltre quarant’anni?
Certo che l’idea del commercio di  vite umane può scuotere le nostre coscienze, ma questo non è nemmeno uno dei casi peggiori che ci è dato osservare e non è poi detto che le conseguenze siano così dannose per la società e per i protagonisti stessi. E’ certo invece che l’indignazione mediatica potrebbe indirizzarsi verso altri casi più meritevoli  spesso taciuti e ignorati.
Frattanto che riflettiamo sull’argomento io propongo, se già non è stato preso in considerazione, di consacrare Giuseppe Santo Patrono dei genitori adottivi e putativi e delle pratiche di fecondazione assistita.

Par Condicio

Domanda:

“condurre in modo non occasionale una relazione sessuale con un’altra persona è compatibile con una sana vita di coppia?”

Risposta:

“se a condurre la relazione è lui e se lei non sa e non sospetta nulla, si”

Altra domanda:

“e se invece è lei?”

Ambiguità

Sono stanca delle comunicazioni trasversali, delle cose non dette che dovrebbero essere chiare (a chi le pensa) e delle ovvietà che viceversa non lo sono. Sarebbe bello se la comunicazione fosse univoca, se quando ci si dice qualcosa non rimanesse ombra di dubbio  circa le reciproche intenzioni,  se le nostre parole rappresentassero all’altro esattamente il nostro pensiero così come noi lo formuliamo nell’intimo. Ma sembra che questo rappresenti un traguardo irraggiungibile.

Il silenzio, si dice, parla da solo. Ma è tutt’altro che vero: il silenzio è spesso carico di dubbi e domande senza risposta. Così come le parole o i gesti hanno significati assai diversi da quelli che noi attribuiamo loro. E questo senza contare che tendiamo ad attribuire  a gesti e parole i significati che più ci aggradano…